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Non passa in commissione la proroga di un anno per mettersi in regola Squassina e Oriani (Ds-Ulivo): decisione ideologica ed assurda Per decisione del Centrodestra non sarà concessa ai phone center lombardi la proroga di un anno (a fine marzo 2008 anziché 2007) per l’adeguamento alla legge regionale approvata un anno fa. La commissione attività produttive ha deciso oggi a maggioranza di proporre al Consiglio regionale di martedì prossimo il non passaggio al voto di un provvedimento dell’Unione, con cui si chiedeva semplicemente di dare ai proprietari dei centri di telefonia un altro anno di tempo per mettersi in regola con le prescrizioni della legge regionale, che prevede requisiti come il dimensionamento delle cabine, la presenza di più toilette e della sala d’aspetto, e per i centri di nuova apertura anche dei parcheggi. “Il centrodestra ha preso una decisione puramente ideologica - attaccano i consiglieri regionali diessini Arturo Squassina e Ardemia Oriani -, volta a discriminare centinaia di imprenditori e di lavoratori solo per il fatto che la loro attività è rivolta prevalentemente agli stranieri. In questa Regione si fanno proroghe per tutti, ma per questi imprenditori e per i loro dipendenti il centrodestra ha deciso di sfoderare il pugno d’acciaio. Se si considera che l’85% dei comuni lombardi, tra cui Milano, non ha ancora predisposto il piano dei servizi che, come recita la legge regionale, deve indicare dove possono essere collocati i centri di telefonia, si capisce la necessità della proroga. Nella quasi totalità dei comuni, infatti, se un imprenditore che ha un phone center e non ha lo spazio fisico per realizzare i bagni o la sala d’aspetto, volesse spostare la propria attività in un locale dove invece potrebbe farlo, oggi non può”. I phone center in Lombardia sono oggi oltre 2.000, di cui circa 700 a Milano. “Molti di questi chiuderanno – spiegano i consiglieri – con il risultato che gli imprenditori e i loro dipendenti rimarranno senza lavoro e che per alcuni di questi significherà avere problemi con il permesso di soggiorno. Oltre al fatto che un servizio importante, per i migranti ma non solo, viene pesantemente penalizzato in nome di un rigore che in Lombardia assume connotati ideologici”. |